domenica 25 dicembre 2011

Floyd Mayweather va in carcere per 90 giorni. Ma non c'era l'abbuono?

Il pugile Floyd Mayweather è stato condannato a 90 giorni di carcere per maltrattamenti sulla ex-compagna Josie Harris. L'uomo inizierà a scontare la sua pena il 6 gennaio presso il Clark County Detention Center. Cosa c'è di strano in questo? Il fatto è che da un post precedente avevamo capito che per condanne non superiori ai 90 giorni il carcere non veniva fatto scontare a causa del sovraffollamento delle prigioni; o almeno questo è successo alla criminale plurirecidiva Lindsay Lohan, che per l'appunto è stata condannata a 90 giorni ma di fatto in cella non ci ha messo piede. Come mai lei ha evitato il carcere e Floyd Mayweather no? Come funziona la "giustizia" statunitense?

Si potrebbe obiettare che forse il sovraffollamento affligge solo le carceri femminili e non quelle maschili, ma ciò suona alquanto strano se si considera che la popolazione carceraria femminile negli USA è meno dell'1% di quella totale. L'unica spiegazione possibile rimane appunto quella che negli Stati Uniti (ma noi possiamo assicurare che questo avviene quotidianamente anche in tutte le altre nazioni) le donne godono in ambito giuridico di privilegi (leggi impunità) che gli uomini si possono tranquillamente sognare.

Intanto, per rispondere a chi sostiene che le pene per gli stupratori sono troppo blande, segnaliamo il caso di Robert Edwards De Shields, che sempre negli Stati Uniti è stato condannato a 10 anni per aver violentato un chihuahua.

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lunedì 28 novembre 2011

Ex moglie tenta di far fuori il consorte, denunciata

Alcuni commenti alla notizia (clicca per ingrandire)
Aveva cercato di costruire un castello di accuse contro l'ex-marito da cui si stava separando, additandolo come il responsabile di varie violenze a suo danno, ma non era riuscita nel suo intento, quello di vendicarsi e nel contempo acquisire i soldi e i beni del coniuge. Per questo una trentasettenne di Crema, collaboratrice domestica, decide di assoldare un killer per far fuori il 43enne libero professionista che aveva sposato. Non sapendo da dove iniziare, confida il segreto ad un'amica, che però a sua volta svela il piano all'ex. Quest'ultimo si precipita così al commissariato, dove gli propongono di inviare un finto killer, in realtà un suo amico, allo scopo di acquisire prove.

Il falso sicario si presenta alla donna la quale, convinta che quello fosse il killer reperito dall'amica, gli ordina
Lo voglio steso, lo voglio morto. Lo aggredisci per rubargli la 24 ore e gli dai un colpo in testa
l'omicidio viene pianificato nel corso di più incontri, in cui l'uomo registra tutto con una microcamera: il prezzo pattuito è di 5mila euro. I due si tengono in contatto per telefono. Quando la cremese decide che «entro venerdì si deve chiudere», il finto assassino le chiede un anticipo di 2mila euro programmando l'incontro davanti a un bar; ma all'atto della consegna si presentano gli investigatori che portano la donna in commissariato, ove confessa.

Nonostante fosse chiara la volontà omicidiaria, stando a quello che dice il Corriere della Sera, la lucida e spietata consorte non verrà perseguita per tentato omicidio, in quanto secondo la Procura il «vero killer non c'è e si configura quindi un reato impossibile». Nessuna conseguenza punitiva quindi, ma ciò non eviterà qualche strascico giudiziario: di fatto la donna è stata denunciata a piede libero anche se non sappiamo con quale imputazione. Dunque magari potrà riprovare ad assoldare un altro sicario, stavolta facendo tesoro dell'esperienza acquisita (tecnicamente questo si chiama pericolo di reiterazione del reato e prevede la custodia in carcere).

Vorremmo confrontare questo caso con un altro, fornitoci dal Corriere della Sera
Imprenditore ordina l'omicidio della moglie per incassare un'assicurazione da 2 miliardi, ma la polizia convince il killer a collaborare e sventa il piano. Avezzano (L'Aquila) — La moglie sarebbe morta per cause apparentemente naturali, lui avrebbe incassato i due miliardi dell'assicurazione sulla vita di cui era beneficiario e li avrebbe goduti insieme all'amante. [...] Per questo un imprenditore dell'Aquila aveva commissionato l'omicidio della consorte [...] Questo è quanto emerso dalle indagini della polizia di Avezzano che è riuscita a convincere il killer a collaborare, in tempo per impedire l'omicidio. Il progetto, studiato nei minimi particolari, è stato raccontato dal sicario, un cittadino straniero scelto da un intermediario amico dell'imprenditore. [...] In carcere, con l'accusa di tentato omicidio sono finiti sia l'imprenditore sia l'amico che aveva fatto da intermediario nella ricerca del sicario. I loro nomi saranno resi noti soltanto oggi, dopo che il magistrato avrà interrogato i due arrestati.
anche qui il killer era falso, ma il committente è stato arrestato e portato in carcere. Naturalmente questo è quanto avrebbe dovuto accadere anche alla donna, se non ci fosse stato di mezzo il ben noto vagina pass che le ha evitato, e le eviterà, qualsiasi punizione. È chiaro che quello del «reato impossibile» è il solito pretesto addotto dal procuratore per salvare dalla cella l'ennesima criminale, come del resto accade tutte le volte.

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sabato 26 novembre 2011

Caso Dsk, si rafforza la tesi del complotto

Nafissatou "Ophelia" Diallo
26 novembre 2011 — Il New York Review of Books, in parte pubblicato dal Financial Times, rilancia la tesi del complotto nel caso Strauss-Kahn, l'ex direttore generale del FMI arrestato con l'accusa di aver violentato una cameriera dell'hotel newyorkese in cui alloggiava, Nafissatou "Ophelia" Diallo, e poi prosciolto da tutte le accuse. I punti più oscuri della vicenda, secondo Edward Epstein, sarebbero i seguenti

Il BlackBerry piratato e scomparso — la mattina del 14 maggio, mentre alloggiava presso l'hotel Sofitel di New York, Dominique Strauss-Kahn sarebbe stato informato da un'amica che almeno una delle e-mail inviate dal suo cellulare è stata consultata dall'Ump, il partito dell'avversario per la corsa all'Eliseo Nicolas Sarkozy. Dsk informa di questo la moglie Anne Sinclair chiedendole di dare l'allarme a Stephane Fouks, direttore esecutivo dell'Euro Rscg, per far esaminare il dispositivo al suo ritorno a Parigi. Mentre è diretto verso l'aeroporto, Dsk si accorge però che il suo BlackBerry è sparito; ad oggi, il cellulare non è mai stato ritrovato. Epstein dichiara nel suo articolo che il sistema Gps integrato nell'apparecchio è stato disattivato dopo la sparizione, impedendo di fatto la sua localizzazione: la disabilitazione, secondo il giornalista del New York Review of Books, presuppone l'intervento di una persona molto esperta in fatto di tecnologie e telecomunicazione. Sempre secondo lui, gli ultimi dati trasmessi dal Gps suggeriscono che il BlackBerry non sia mai uscito dal Sofitel. A suo tempo, i giornali avevano dichiarato che Strauss-Kahn si sarebbe allontanato con tale fretta dall'hotel da dimenticare sul comodino della sua stanza il telefono, circostanza che parrebbe smentita da queste ultime rivelazioni.

Uno strano festeggiamento — Epstein, che ha visionato personalmente i video di sorveglianza del Sofitel, parla di un curioso balletto celebrativo in cui si sarebbero profusi il direttore dei servizi tecnici dell'hotel, arrivato per ascoltare la testimonianza della cameriera che ha affermato di essere stata violentata da Dsk, e un altro uomo non identificato che ha accompagnato la Diallo presso i servizi di sicurezza dell'albergo. I due, alcuni secondi dopo aver chiamato la polizia, si danno il cinque e si congratulano per tre minuti, prima di andare “apparentemente” (come scrive Epstein) ad attendere l’arrivo delle forze dell'ordine presso l'ingresso di servizio. Il giornalista ricorda anche che René-Georges Querry, direttore della sicurezza della catena Accor, a cui appartiene il Sofitel, è parente di Ange Mancini, coordinatore dell'intelligence all'Eliseo.

Il gruppo Femen protesta contro il proscioglimento
di Strauss-Kahn
davanti alla sua abitazione
Il mistero della camera 2820 — è la camera che la Diallo, secondo la ricostruzione fatta dalla polizia, avrebbe riassettato dopo la presunta violenza sessuale. In realtà, i rilevamenti nell'utilizzo delle chiavi elettroniche, tradiscono il fatto che la cameriera abbia avuto accesso a quella stanza varie volte sia prima che dopo il rapporto sessuale con Strauss-Kahn; l'inserviente aveva inizialmente nascosto agli inquirenti di essere mai entrata là dentro. “Altre persone oltre alla Diallo si trovavano nella camera 2820 durante e dopo l’incontro con Dsk?” si interroga Edward Epstein “Se così fosse, chi erano queste persone e che facevano? E perché Diallo ha smentito di essere mai entrata in questa camera?”.

A queste, che sono le osservazioni del New York Review of Books, vorremmo aggiungere anche la telefonata fatta da Ophelia al secondo marito detenuto per traffico di droga nella quale lei lo rassicura dicendogli di stare
tranquillo, questo tipo è pieno di soldi, so quello che faccio
in dialetto africano e che è stata intercettata dagli investigatori; molto probabilmente qualcuno ha fatto notare alla cameriera che, se fosse riuscita nel tentativo di rovinare per sempre la reputazione di Strauss-Kahn, avrebbe potuto rivalersi su di lui in sede civile con un cospicuo guadagno di denaro. Secondo il New York Post, la donna lavorava per la gang di trafficanti e riciclatori a cui sembra legata e che l'aveva piazzata al Sofitel proprio con lo scopo di incastrare Dsk.

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giovedì 24 novembre 2011

Il Tribunale del Riesame conferma i domiciliari per Suela Arifaj

Resta ai domiciliari Suela Arifaj, la mandante dell'omicidio di Luigi Taurino: il Tribunale del Riesame ha infatti rigettato l'istanza di carcerazione avanzata dalla Procura. Alla base della decisione, il fatto che la donna ha due figli piccoli da accudire. Il complice materiale dell'omicidio, Marku Jetmir, rimane invece in carcere, in quanto il Riesame non ha notificato alcuna decisione in merito alla sua liberazione: l'istanza di scarcerazione per l'albanese era stata depositata dai legali dell'uomo dopo la decisione del GIP di lasciarlo dentro. Il principale omicida resta invece latitante, ma sono in corso le indagini finalizzate a catturarlo.

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lunedì 14 novembre 2011

Falsa violenza sessuale in Sudafrica, la calunniatrice si tradisce con un SMS

Ad un insegnante di Soshanguve (Sudafrica) falsamente denunciato per stupro dalla donna con la quale ha avuto una relazione extra-coniugale è stato concesso un risarcimento di 230mila rand (circa 20mila euro). La denuncia da parte della donna risale al 9 febbraio 2004.

Il giudice dell'Alta Corte di Pretoria ha ordinato a Ntebane Patricia Molapo di ripagare il danno subito da Herold Maphoto, docente presso la scuola secondaria Kgadime-Matsepe; Maphoto è rimasto 17 giorni in carcere e ha dovuto sottoporsi ad un lungo processo solo per vedersi alla fine completamente scagionato.

Il giudice ha riconosciuto che la donna aveva tutta l'intenzione di danneggiare l'ex partner mettendo in piedi un procedimento penale contro di lui; sapeva che lo stupro in Sudafrica è considerato un grave reato e che l'uomo non sarebbe stato rimesso facilmente in libertà.

Maphoto ha dichiarato che la sua immagine è stata gravemente lesa dall'accusa mendace: essere etichettato come uno stupratore era molto peggio che venir riconosciuto come un adultero. In aula ha dichiarato di essersi appartato con la Molapo e di aver avuto un rapporto consensuale; è stato arrestato due giorni dopo.

La difesa della donna ha argomentato che l'amplesso non è stato consensuale; a convincere il giudice del contrario sono stati vari elementi quali l'invio di un SMS da parte della Molapo a Maphoto, in cui lei gli inviava simbolicamente un bacio poco dopo l'avvenuto "stupro". L'imputata si è difesa dichiarando che il messaggio in realtà avrebbe dovuto essere inviato al marito, ma il magistrato non le ha creduto anche perché ad altre domande sulla questione non ha saputo rispondere.

Non sappiamo se oltre al pagamento della somma di denaro siano state erogate altre sanzioni.

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giovedì 10 novembre 2011

Lindsay Lohan la fa franca di nuovo: i 30 giorni di carcere diventano 4 ore

Era stata condannata a 30 giorni di carcere per aver violato le condizioni della libertà vigilata a cui era stata sottoposta da una precedente sentenza (furto di una collana da 3600 dollari), ma ha scontato solo 4 ore e mezza di detenzione: in pratica il tempo di fare il check-in, molto probabilmente in cella non ci ha messo piede. L'ufficio dello sceriffo ha spiegato che a causa del cronico sovraffollamento delle carceri i detenuti (o meglio, le detenute, per quello che ci è dato di sapere) condannati a pene sotto i 90 giorni devono essere immediatamente rilasciati. Ordini della Corte Federale. In realtà, la Lohan avrebbe dovuto passare in carcere solo il 20% della condanna, cioè 6 giorni: questa opportunità le è stata concessa dalla giudice Stephanie Sautner per permetterle di completare nei tempi previsti il programma di recupero presso l'obitorio di Los Angeles. Il magistrato ha affermato che se questa volta non rispetterà le condizioni la aspettano 270 giorni di prigione, escludendo categoricamente la possibilità degli arresti domiciliari. Voi ci credete?

Questa, come vi avevamo già detto in precedenza, non è la prima volta che l'attrice la scampa così facilmente: in passato era stata condannata per guida in stato di ebbrezza a 1 giorno che è diventato 84 minuti perché il reato non era di natura violenta, e in seguito ad una violazione della libertà vigilata derivante da questa sentenza (non aveva partecipato a 9 sedute del programma antialcolismo) è stata costretta a scontare una condanna che originariamente era di 90 giorni ma che poi si è ridotta a 14, sempre a causa del sovraffollamento carcerario. Una ulteriore recidiva dovuta al fatto che è stata trovata positiva ad un test della droga le è costata l'arresto e una condanna a 30 giorni di reclusione, ridotti poi a zero da una Corte di livello superiore: la Lohan se l'è cavata con poche ore di galera e una cauzione di 300mila dollari. Infine è arrivata la condanna per il furto di un gioiello: la giudice Sautner ha emesso una sentenza a 120 giorni di arresti domiciliari e a 480 ore di servizio per la comunità. I 120 giorni sono però diventati 14 e per la terza volta la donna ha violato le condizioni della condanna non presentandosi per diverse volte al lavoro, da cui i 30 giorni di carcere tramutati in neanche cinque ore.

Insomma, ci pare che questa signorina abbia goduto di diversi privilegi, dato che non crediamo affatto alla storia del sovraffollamento: se le carceri sono troppo popolate di certo la celere Giustizia statunitense non avrebbe tardato a costruire altre strutture, in condizioni normali. Poi ovviamente se la sezione femminile è costituita da due celle e quella maschile da mille, è chiaro che si manifesteranno simili problemi ma solo per le donne. Loro ci vorrebbero far credere che un uomo nella posizione della Lohan non avrebbe scontato la sua pena fino all'ultimo giorno, godendo di garanzie fino al colmo della sfacciataggine, nella giustizialista America conservatrice?

martedì 8 novembre 2011

Apertura nuovo forum

Segnalo l'apertura di un nuovo forum sulle tematiche del femminismo, aperto soprattutto a chi non ha o non vuole usare Facebook ma che desidera comunque segnalare nuovi casi di discussione o argomentare le proprie posizioni. Il sito è aperto anche ai non registrati, ma chi si iscrive potrà partecipare ai sondaggi e avere a disposizione altre opzioni di controllo sul forum. Se avete qualcosa da presentare all'attenzione di tutti e che riguarda il femminismo, questo è il posto giusto. In alternativa potete sempre mandare una mail allo staff di Femminismo moderno con le vostre segnalazioni. Ricorda in ogni caso di iscriverti a questo blog!

lunedì 7 novembre 2011

Ai domiciliari la mandante dell'omicidio di Ripe

Ripe (Ancona), 29 ottobre 2011 — Aveva assoldato due sicari per far fuori il vicino che le aveva fatto delle avances, ma in carcere non ci ha mai messo piede: il giudice per le indagini preliminari Carlo Cimini le ha infatti concesso gli arresti domiciliari, la massima misura cautelare prevista dal vagina pass. Suela Arifaj, 23enne albanese, aveva fatto venire dall'Albania il fratello e un altro connazionale appositamente per uccidere Luigi Taurino, il dirimpettaio che secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbe offeso l'onore della donna presentandosi come suo spasimante. L'esecutore materiale dell'omicidio, Myrteza Arifaj, 34enne fratello della Suela, sarebbe tuttora latitante mentre il compare è stato arrestato per concorso in omicidio e si trova naturalmente in carcere visto che non è una donna. La dinamica dei fatti è apparsa subito chiara agli inquirenti: Taurino sarebbe stato aggredito dai due albanesi e finito con un fendente mortale alla gola da Myrteza.

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giovedì 20 ottobre 2011

Trovano arma da fuoco nella borsetta di lei, ma in carcere ci finisce solo lui

Gela, 18 ottobre 2011 — Teneva nella borsetta una pistola “Smith & Wesson” calibro 38 con matricola abrasa e sette proiettili: Romina Bonadonna, 29 anni, deve ora rispondere di detenzione, porto abusivo e ricettazione di arma da fuoco. Insieme a lei è stato arrestato Vincenzo Azzarelli, 45enne gelese, un pregiudicato che accompagnava la donna.

La polizia, che ha fermato la coppia e l'ha perquisita, ha infatti ritenuto che l'arma fosse in realtà di proprietà dell'uomo. Alla fine lui è finito in carcere, lei ai domiciliari. Forse le forze dell'ordine si sono fatte condizionare dal mito della donna santa e mai colpevole a prescindere, scaricando le colpe sul capro espiatorio più prossimo, il maschio per lo più pregiudicato?

mercoledì 12 ottobre 2011

La legge è veramente uguale per tutti?

Roma, 19 agosto 2011 — Era il capo di un'organizzazione di spacciatori e aveva recitato anche in docufiction sulla realtà del degrado delle periferie romane e, in 7 anni, ha avuto 5 figli. A causa della sua quinta maternità è finita ora agli arresti domiciliari perché incinta di un bimbo di 4 mesi, un po' come Sofia Loren nel film 'Ieri, oggi e domani'. Oscilla tra fiction e realtà la storia di Maria, la ventinovenne romana boss della banda di pusher sgominata oggi dopo un blitz della polizia a Roma, nel residence Bastoggi, durante l'operazione 'Up and down'. Cinque gli arresti e 8 le persone indagate. La donna - già denunciata in passato per reati legati alla droga - gestiva tutti i suoi uomini, compreso il marito, impartendo le direttive. L'uomo, conosciuto con il soprannome di Bibo, vendeva la cocaina acquistata e tagliata dalla donna, mentre altri due avevano il compito di comprare la droga da fornitori esterni per conto del capo. A fiancheggiare l'organizzazione c'erano anche alcuni residenti del comprensorio Bastoggi: alcuni di loro avevano perfino recitato nella docufiction del 2003 «Residence Bastoggi». Tra le palazzine c'erano delle vere e proprie 'sentinelle', che segnalavano l'arrivo della polizia. La donna-capo aveva coinvolto nel giro prima suo marito, dal quale si era poi separata, poi il suo nuovo compagno. I pusher rifornivano i propri clienti, tra cui diversi impiegati e funzionari, con dosi di cocaina di 40 euro l'una per un giro d'affari complessivo di 70 mila euro.

La donna aveva rischiato almeno tre volte di essere arrestata, ma ogni volta era incinta e avrebbe evitato la galera per i suoi tanti figli. Era infatti stata denunciata almeno tre volte per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Fin dal 2006 gli investigatori erano al lavoro per dimostrare che Maria C. era il capo dell'organizzazione, ma dietro le sbarre, cinque anni fa, è finito il suo ex-marito. E ora, anche dopo il blitz della polizia, è riuscita ad evitare di andare in prigione: si trova agli arresti domiciliari perché aspetta il suo quinto bambino che ha avuto dal suo attuale compagno, il quale invece è finito in galera.

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lunedì 10 ottobre 2011

Rimane in carcere il "pirata" che ha falciato Allison Owens

La custodia in carcere, per legge, si applica in tre casi: pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento probatorio. Da quando in qua si irroga la custodia in carcere se il giudice, a sentimento, non ritiene "attendibile" la versione dell'indagato? Eppure questo è successo a Pietro Stefanoni, accusato di omicidio e omissione di soccorso. Lui ha dichiarato di aver investito l'americana Allison Owens a causa di un colpo di sonno, ma il GIP di Arezzo, vuoi per sentimento giustizialista vuoi per antipatia personale, non gli crede. E così l'uomo, che come vi avevamo accennato nel post precedente è stato arrestato ieri dopo essersi costituito, rimane in carcere. Ovviamente, mica è una donna.

I precedenti

  • Monica Iacoangeli: ha ammazzato una 14enne in un incidente stradale, è fuggita e ha nascosto l'auto nel garage del fidanzato, dove l'hanno trovata i Carabinieri. Lei, scarcerata dopo 3 giorni di detenzione. Perché lei si e Stefanoni no? Eppure lei non si è costituita.
  • Valentina Carrozzo: ha ucciso una 23enne bolognese, ubriaca al volante ed è fuggita senza poi costituirsi. Pena complessiva di 3 giorni agli arresti domiciliari. Perché a lei sono stati concessi e a Stefanoni no?

domenica 9 ottobre 2011

La cortina di pizzo: incidenti stradali

Vogliamo discutere due vicende riguardanti pirati della strada, un uomo e una donna. Entrambi hanno ucciso delle persone in incidenti stradali: Valentina Carrozzo, commessa 24enne di Lecce (alla quale è pure stata fatta un'intervista a pagamento, come si deve a tutte le vittime in stile Amanda Knox), e Pietro Stefanoni, imprenditore aretino di 55 anni.

Da quanto si apprende, la Carrozzo era ubriaca al volante, mentre per Stefanoni non è possibile affermare che lo fosse: lui ha dichiarato che ha avuto un colpo di sonno e questa fino a prova contraria è da considerarsi la verità. Inoltre, l'imprenditore si è costituito mentre la 24enne è stata trovata dalle forze dell'ordine. Tuttavia, lui è stato messo in carcere mentre lei agli arresti domiciliari (ed è stata liberata 3 giorni dopo).

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lunedì 1 agosto 2011

Arretrati di giugno-luglio: vagina pass

A causa di impegni vari, non ho potuto postare varie notizie che pubblico per questo in un unico articolo, in forma condensata. Si tratta delle solite vaginate che, se prese singolarmente, potrebbero non voler dire niente ma se considerate nella loro globalità evidenziano un continuo e sistematico utilizzo della Giustizia in doppia modalità: non è infatti possibile che quasi ogni giorno si assista alla solita manfrina dell'uomo in carcere e della donna libera a parità di reato. Evidentemente c'è sotto una preciso disegno criminale orchestrato dalle lobby che ben conosciamo.

Il 9 giugno la Corte D'Appello ha derubricato l'accusa di omicidio a carico di una 42enne di Torino che aveva abbandonato il figlio appena partorito nel bidet, causandone la morte dopo due anni di coma. La donna è stata condannata per infanticidio a quattro anni di carcere. I fatti risalgono al 2004, per cui sono coperti dall'indulto che ha permesso uno sconto di tre anni: in virtù dei due anni trascorsi agli arresti domiciliari, la torinese ha visto così riconosciuto come estinto il suo debito con la giustizia e non metterà piede in carcere.

In data 12 giugno, una 32enne di Noicottaro in provincia di Bari ha accoltellato un condomino per alcuni dissidi: in casa sua i Carabinieri hanno rinvenuto l'arma del delitto, una lama di 25 cm, e alcuni capi d'abbigliamento con evidenti tracce di sangue. La donna è stata così arrestata per tentato omicidio, ma naturalmente non è finita in carcere: per lei, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Si vedano anche altri esempi in questo post: pare che in ogni caso sussistano le relazioni (donna + tentato omicidio) ≤ arresti domiciliari mentre (uomo + tentato omicidio) = carcere.

Il 24 giugno la polizia ha arrestato due coniugi accusati di aver abusato sessualmente della figlia di 4 anni: i due, un 40enne e una 27enne, avrebbero costretto in varie occasioni la piccola ad assistere, legata, ad atti sessuali e a guardare video porno. I due sono stati denunciati anche per sfruttamento della prostituzione, in quanto gestivano una casa di appuntamenti. Il padre è finito in carcere, la madre agli arresti domiciliari.

Il 10 luglio, l'Antidroga ha colto in flagrante due spacciatori mentre cedevano alcune dosi di cocaina a giovani tossicodipendenti. Daniele Benossa e Ester Deidda sono stati per questo arrestati e scortati in Tribunale dove il giudice ha convalidato l'arresto per entrambi. L'uomo è finito in carcere, la donna è stata rilasciata in stato di libertà.

Il 16 luglio sono stati condannati per abusi sessuali su due sorelline di 15 e 10 anni quattro persone di Gricignano d'Aversa in provincia di Caserta: la Corte D'Assise ha inflitto 16 anni al padre Vincenzo P., 13 allo zio Antonio P., 8 alla sorella maggiore e 13 al suo ex fidanzato. Come conseguenza delle pesanti condanne, la Procura ha emesso quattro ordinanze di custodia, delle quali tre in carcere e una agli arresti domiciliari; la misura è stata confermata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha pronunciato la sentenza. Non ci vuole molta fantasia per capire a chi sono toccati i domiciliari: naturalmente all'unica donna presente, grazie all'istituto del vagina pass. Considerati i lunghissimi tempi della giustizia in Italia, in questa maniera si riesce ad evitare la galera a queste simpatiche criminali, visto che così possono scontarsi tutta la condanna comodamente a casa in regime di custodia cautelare. Al termine del processo, avranno così esaurito tutta o quasi la loro pena senza aver messo piede in cella: il resto rientra nel fine pena e di nuovo dà diritto ai domiciliari. Ecco un altro motivo per cui le carceri maschili sono più affollate di quelle femminili.

In data 15 luglio, i Carabinieri di Schio hanno arrestato due improbabili "Bonnie e Clyde", Marco Cambriani e Francesca Portoghese. La coppia aveva rubato una Matiz e depredato un giovane di un i-Phone, ma l'auto li ha lasciati a piedi nei pressi di Villaverla avendo fuso il motore; hanno così preso il treno per Schio, ma all'arrivo c'erano gli agenti dell'arma ad aspettarli. Lui si è addossato tutta la colpa di quanto avvenuto, e per questo è finito in carcere. Bonnie invece è stata rilasciata perché secondo i nostri eroi della figa avrebbe avuto un ruolo marginale e "passivo".

Il 16 luglio, una coppia di spacciatori è finita in manette a Pescara: i due avevano appena ceduto 8 grammi di cocaina a due giovani sul lungomare quando sono stati individuati e arrestati. L'uomo è finito in carcere, la donna ai domiciliari.

In data 17 luglio, il Tribunale del Riesame ha scarcerato i quattro No Tav finiti agli arresti il 3 luglio a seguito degli scontri in Val Di Susa. A Marta Bifani, l'unica donna del gruppo, è stato concesso l'obbligo di dimora, una misura cautelare molto leggera che prevede solo la permanenza nel comune di residenza; gli altri tre, Salvatore Soru, Roberto Nadalini e Gianluca Ferrari, invece sono stati ristretti agli arresti domiciliari. Ringraziamo il Riesame per questa pietosa quanto rara concessione.

Il 23 luglio, Salvatore Di Giovanni e Giuseppina Quadrante di Marcianise (Caserta) sono stati arrestati per aver rapinato una tabaccheria; lui è stato associato al carcere di Santa Maria Capua Vetere, lei è stata sottoposta agli arresti domiciliari.

Il 27 luglio, i Carabinieri di Vasto (Chieti) hanno ritrovato un chilo di eroina durante la perquisizione di un'auto. Nel carcere di Torre Sinello sono finiti Remo Lizzi, 19 anni, originario di Monteodorisio e domiciliato a Gissi, Rocco Augenti, 21 anni e Mario Mazzeo, 22 anni, entrambi di San Severo; due ragazze, rimaste anonime, sono state invece denunciate a piede libero.

giovedì 21 luglio 2011

Assolti gli imputati del processo Basiglio

Sono stati tutti assolti i 5 imputati del processo svoltosi a Basiglio, nel milanese: il retroscena della vicenda lo trovate nel post che abbiamo pubblicato l'altro ieri su “Falsi abusi”. I criccaroli sono stati riconosciuti non colpevoli di tutte le imputazioni a loro carico. Una preside, Graziella Bonello, due maestre, Teresa Naso e Barbara Mazziotti, un'assistente sociale, Federica Micali, e uno psicologo, Luca Motta erano accusati a vario titolo di falso ideologico, falsa testimonianza e lesioni colpose. Molto probabilmente non ci sarà alcun ricorso né da parte della difesa né da parte dell'accusa rappresentata dal pm Pietro Forno; è stato lo stesso Forno del resto a richiedere le assoluzioni per i suoi congregati.


La madre dei due bambini che erano stati allontanati dalla famiglia per oltre due mesi e segregati nei centri CISMAI ha così commentato
Che schifo la legge italiana, queste persone hanno rovinato due bambini. Come si sono permessi? Certo che sono amareggiata, questo è uno schifo
noi non possiamo che darle ragione. A causa dell'incompetenza e della malafede di questi individui, il figlio maggiore ha riportato gravi traumi che molto probabilmente si porterà dietro tutta la vita.

Fonte: La Repubblica

venerdì 15 luglio 2011

Scarcerata Stefania Citterio, l'assassina del tassista pestato per un cane

Stefania Citterio, la donna che ha partecipato al pestaggio del tassista Luca Massari, in seguito deceduto per le ferite riportate, è già ai domiciliari in quanto madre di una bambina di un anno e mezzo. Il provvedimento preso dal GIP deriverebbe dalla legge 275 del cpp (comma IV) che vieta la custodia in carcere per le madri con figli al di sotto dei dieci anni nel caso non sussistano esigenze custodiali di particolare rilevanza. La Citterio soggiornava fino a stamani mattina presso l'Icam di Milano, luogo predestinato a tutte le mamme che sarebbero altrimenti costrette a rimanere in prigione (vuoi perché prive di domicilio, vuoi perché ritenute particolarmente pericolose) con i propri bambini: la legge italiana permette infatti alle donne con figli piccoli di decidere se tenerli con sé o meno, nel caso non sia possibile l'accesso a misure alternative al carcere. La giudice Stefania Donadeo ha invece disposto che il fratello Pietro, anche lui coinvolto nell'aggressione, rimanesse dentro, in quanto per lui sussisterebbero ancora gravi indizi di colpevolezza. Qualche giorno fa, il terzo componente della banda, Morris Ciavarella, è stato condannato a 16 anni di reclusione: anche lui è tuttora in carcere.

La legge Finocchiaro prevede che le madri con figli al di sotto dei dieci anni possano scontare i due terzi della pena agli arresti domiciliari. In pratica la Citterio, nell'ipotesi che anche lei venisse condannata a 16 anni e assumendo che non le vengano concessi ulteriori abbuoni, potrebbe espiare quasi 11 anni presso la propria abitazione: i rimanenti 5 sarebbero in parte già stati scontati in regime di custodia cautelare presso l'Icam (circa nove mesi), per cui ne rimarrebbero altri 4 che però rientrerebbero di diritto nel fine pena e che quindi darebbero di nuovo accesso ai domiciliari. Insomma, una sorta di paradosso Davigo al femminile.

martedì 12 luglio 2011

Parola al femminismo sulla vicenda Strauss-Kahn

Vorremmo dare qui voce anche all'altra campana, segnalando i vari commenti della sorellanza trovati sul web a proposito della vicenda Strauss-Kahn (scusate se non le linkiamo direttamente, ma non intendiamo assolutamente regalare page rank a queste menteccate bugiarde: per leggere i loro deliri e le loro menzogne, copiaincollate gli indirizzi sul vostro browser, oppure se vi fidate leggete qui le parti più salienti)
  • Femminismo a Sud http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/07/05/strauss-khan-e-la-puttana/

    Ed ecco tutti pendere dalle labbra degli avvocati difensori di questo individuo, che sono stati sguinzagliati, come avevano annunciato, per rintracciare ombre nella vita della denunciante e dio solo sa quante ombre potrebbe nascondere ciascuno di loro se solo qualcuno fosse “autorizzato” a fare razzia della loro vita mistificandola per dare torto o ragione a qualcuno.

    Compri, vendi, definisci il contesto e il contesto è che per sua ammissione quest’uomo ha consumato un rapporto e che lei l’ha chiamato stupro, lui lo ha chiamato rapporto consensuale.

    E agli uomini si crede per fede o per costruzione del quadro che dettaglia il privato della (presunta) stuprata.

    Roba vecchia quanto il cucco, alla ricerca del modo per criminalizzarla, sempre lei, la puttana, sgualdrina. Abiti da sgualdrina, vita sessuale tutt’altro che da suora. Tutto diventa una attenuante per gli avvocati americani che si impegnano allo stesso modo per difendere qualcuno dall’accusa di pedofilia (portando avanti strenuamente il dogma delle false accuse) o qualcun altro dall’accusa di stupro.

  • Il Blog di Marina Terragni http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/07/02/una-grandissima-str-a/

    Ma al momento di questa signora si sa solo che in passato ha detto alcune bugie, che ha degli amici poco raccomandabili, e che forse in albergo si prostituiva. Da questo non si deduce affatto che non sia stata violentata. Anche una bugiarda, una che ha amici non per bene e una prostituta subisce una violenza se costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà. E al momento la signora non ha ritrattato le sue accuse.

    Mettiamo il caso terribile che io, o una di voi che leggete subiamo una violenza sessuale. La difesa di colui che accusiamo andrà a frugare nelle nostre vite per scoprire se non vi sia qualcosa di storto, anche un piccolo problema con la giustizia, o una vita sessuale promiscua. Costituiranno tutti elementi per gettare discredito su di noi, e quindi rendere meno credibile la nostra accusa. Succede spesso, nei processi per violenza sessuale.

    Ma anche una che non conduce una vita esemplare può essere costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà. Anche una prostituta, una ladra o un’assassina.

  • Il Blog di Maddalena Celano http://iskra.over-blog.net/article-strauss-khan-in-scena-una-doppia-violenza-79210163.html

    Come avevamo già denunciato, la sporca campagna investigativa/spionistica, di stampa "spazzatura" per infangare e rendere non credibile la cameriera Ophelia, per farla passare in Tribunale da vittima a colpevole è partita con tutto il battage possibile.

    Se solo per una cena, di festeggiamento per la sua liberazione, lo stupratore DSK spende 700 dollari, quanto fiume di soldi si stanno spendendo per costruire questa "tela di ragno" intorno alla cameriera? Detto questo, anche se una parte di quello che scrive la stampa fosse vero, non cambia di una virgola la nostra denuncia verso Strauss-Kahn e il nostro sostegno ad Ophelia; perché non c'è uno stupro permesso a "determinate condizioni".

    Cosa è illegale? È questa scandagliare nella vita della donna che è illegale, sono gli uomini che lo fanno, gli avvocati che fanno carta straccia di ogni minima norma professionale, è certa stampa sempre "al servizio" dei potenti di turno, che dovrebbero, in una società minimamente civile, essere fermati e arrestati.

    Cosa è poi scandaloso? Le vie a volte "non limpide" che una donna immigrata cerca di trovare per vivere? O una vita, quella di Strauss-Kahn da "stupratore seriale" (ora un'altra donna/giornalista lo sta denunciando), volgarmente ed ostentatamente ricco (anche gli arresti domiciliari li ha trascorsi in un appartamento dei più lussuosi) e impunito, che, si meraviglia di questo processo perché il suo "potere" finora gli ha permesso di fare quello che voleva?

    Il giudizio, sarebbe semplice, ma... il suo metro è dato da questa società capitalista/maschilista...

    Il processo non deve finire in un nulla per DSK! E la voce e la protesta delle donne, delle cameriere deve tornare a farsi sentire. Ora la sua condanna, oltre che giustissima, è doppiamente necessaria per denunciare un potere schifosamente arrogante e impunibile.

le femministe come vedete contestano fondamentalmente il fatto che Ophelia sia passata da vittima a imputata. Il che razionalmente appare ovvio per una che ha deliberatamente mentito di essere stata violentata, ma che emotivamente ha tutt'altro significato: grazie alla retorica infarcita di vittimismo del femminismo odierno, questo appare agli occhi del lettore sprovveduto come un ribaltamento indotto da una fantasmagorica società patriarcale che gioca tutte le carte possibili pur di screditare la vittima femminile dell'abuso, facendo emergere punti oscuri nel suo passato. Come abbiamo fatto notare altrove tuttavia, non è stato solo il background di bugie e rapporti con oscure organizzazioni internazionali dedite al traffico di droga a far dubitare della credibilità della cameriera, ma anche e soprattutto vere e proprie incoerenze nella versione fornita.

In realtà, quello che fa scatenare l'isteria delle nostre sorelline è il fatto che la polizia si permetta di interrogare la presunta vittima per verificare la consistenza del suo racconto. A loro non basta che l'indagato venga arrestato e umiliato non appena una loro collega si presenta alla polizia frignando di essere stata violentata; non basta che l'imputato venga condannato a svariati decenni di carcere qualora la versione dell'accusatrice presenti coerenza interna (nel senso che non sia auto-contraddittoria) e esterna (non sia smentita da evidenze oggettive quali registrazioni audio o video). No. A loro non basta l'inversione dell'onere della prova, ottenuto dopo anni e anni di scenate uterine. Loro pretendono che la denunciante debba mantenere lo status di vittima a prescindere, che non venga "ulteriormente violentata" dalle insistenze degli inquirenti, pretendono che sia creduta sulla parola, che non si faccia alcun indagine su di lei. In sostanza, ambirebbero ad un procedimento penale in cui all'accusato è impedita ogni possibilità di dimostrare la propria innocenza. Insomma, sei stato querelato per stupro? Via in carcere a vita senza processo. Questo è ciò che sta dietro tutti i loro piagnistei.

Questo caso poi, è particolarmente adatto ad essere strumentalizzato e mistificato per i loro fini: DSK è potente e ricco, mentre la sua preda povera e nera. Il consenso che ricevono viene alimentato così anche dall'odio di classe, oltre che da quello di genere. Insomma, il trionfo del politically correct.

domenica 10 luglio 2011

Donna accusa falsamente uno spacciatore di violenza sessuale: arrestato il marito per calunnia aggravata

Vogliamo discutere qui un caso che riflette in maniera emblematica il modo di operare dell'Arma dei Carabinieri, che già in passato ci ha deliziato con vaginate al limite dell'incredibile come questa. Leggete l'articolo di un fatto avvenuto a Roma stamattina, cercando di prescindere da tutte le varie affermazioni che derivano da personali interpretazioni degli agenti. Gli eventi oggettivamente accaduti sono i seguenti
  • una donna a fine giugno si presenta al comando dichiarando di essere stata picchiata e violentata da uno spacciatore napoletano 28enne
  • il 30 giugno l'uomo viene arrestato e finisce in carcere sulla base del referto medico che certificava gli abusi
  • i Carabinieri convocano di nuovo l'accusatrice e suo marito, un 23enne romano, insospettiti da alcune lacune nel racconto della presunta vittima
  • dall'interrogatorio, gli uomini dell'Arma rilevano discrepanze tra la versione fornita dai coniugi e gli elementi di prova raccolti: messi alle strette, i due confessano la menzogna. La persona che è stata arrestata in realtà è innocente
  • nonostante sia stata la donna a avanzare la denuncia, i nostri eroi della figa arrestano solo il marito con l'accusa di calunnia aggravata
  • il napoletano viene liberato con tante scuse, mentre il compagno dell'accusatrice finisce a Regina Coeli
la ricostruzione degli eventi fornita dai militari è che il 23enne avrebbe malmenato e stuprato la compagna e poi l'avrebbe costretta a far ricadere la colpa di quanto avvenuto su uno spacciatore: da quanto si apprende, questa versione deriverebbe solo, citando l'articolo, "dalla fragilità della donna e dalla continua paura che aveva ogni qual volta stava vicino al marito": in effetti, l'uomo non è stato denunciato anche per maltrattamenti e violenza sessuale, proprio perché oggettivamente non c'erano prove sufficienti per suffragare una cosa del genere. Il romano ha vinto un soggiorno a Regina Coeli solo sulla base del fatto che, in sede di interrogatorio, ha mentito alle autorità incolpando un terzo di aver commesso delitto pur sapendolo innocente: appunto per calunnia. Lo stesso reato di cui si è macchiata la consorte depositando una querela fasulla, solo che lei, in quanto donna, non è stata neanche denunciata.

In questo caso, la ragazza ha probabilmente subito degli abusi: il fatto grave è che gli agenti, nel voler individuare a tutti i costi il colpevole, sono andati completamente alla cieca arrestando prima un uomo innocente, e poi un altro uomo con il pretesto della calunnia. Insomma, un'isterica caccia alla strega, o meglio allo stupratore. Che poi alla fine è quello che succede tutte le volte. Noi non neghiamo che esista il problema della violenza sulle donne (contrariamente a certi fanatici che invece negano tout court quello delle false accuse), ciò che chiediamo è che ci sia un minimo di razionalità almeno nei provvedimenti di polizia giudiziaria, perché francamente di processi sommari e di vaginate come questa, in cui la femmina non risponde mai delle proprie azioni, ci siamo stancati.

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giovedì 7 luglio 2011

Strauss-Kahn. Quando basta la parola di una donna a far scattare le manette

La vicenda Strauss-Kahn è emblematica sotto diversi punti di vista. Il primo, quello che conferma la tesi osteggiata da molti e secondo cui basterebbe la parola di una donna per far scattare le manette: questo in effetti è quello che si è verificato. L'unica prova a danno dell'ex presidente del FMI era appunto la parola di una prostituta del Bronx alla ricerca di guadagni facili, rivelatasi successivamente falsa. Si, perché contrariamente a quello che sostengono la femministe, non è solo la reputazione della cameriera ad aver suggerito agli inquirenti a fare parecchi passi indietro, ma anche gravi falle nel merito dell'accusa. Ophelia infatti avrebbe fornito davanti al Gran Giurì una ricostruzione dei fatti secondo cui, dopo la presunta violenza e prima di riferire l'accaduto al suo superiore, avrebbe riassettato un'altra stanza dell'hotel. Citando quello che riporta l'ASCA
La ricorrente ha ammesso che le sue dichiarazioni erano false e che dopo l'incidente nella Suite 2806 [quella di Strauss-Kahn ndr.] aveva provveduto alla pulizia di una stanza vicina e poi aveva fatto ritorno alla Suite 2806 e aveva cominciato a ripulirla prima di riferire dell'incidente al suo supervisore
tutto questo conferma per l'appunto il primo aspetto della questione, e cioè che basta la parola di una bugiarda per rovinare per sempre la vita di un uomo. DSK è stato arrestato, umiliato pubblicamente e incarcerato nel penitenziario di massima sicurezza di New York: se non avesse avuto a disposizione una cauzione di 6 milioni di dollari, sarebbe rimasto lì per due mesi, come del resto capita a tanti poveracci che non si possono permettere simili spese. Ma anche il secondo aspetto, quello della malafede femminista: gente come la Terragni (http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/07/02/una-grandissima-str-a/?fb_ref=.ThSqYQ0H0wQ.like&fb_source=profile_oneline) o la Jong (da leggere, è una collezione di deliri che non si può proprio perdere) infatti persistono a diffondere l'idea secondo la quale sarebbe stato solo il background della donna ad aver indotto la Procura a ritrattare le accuse contro Strauss-Kahn. Ciò è semplicemente una menzogna, anche se in effetti non sarebbe una cosa completamente fuori dal mondo verificare, ogni volta che due parti si contendono l'una contro la parola dell'altra, quale delle due sia più attendibile basandosi sulla reputazione. Ma ormai abbiamo capito che in questi casi la parola che conta infinitamente di più è quella dell'accusatrice, che deve essere creduta in ogni caso, finché contraddizioni nel suo racconto o controprove raccolte dalla difesa non ne evidenzino in maniera palese l'inattendibilità.

A questo proposito, segnaliamo un'altra notizia, avente però come protagonista un semplice poliziotto di Perth (Inghilterra). In data 1 luglio Paul Greig è stato riconosciuto colpevole per due stupri avvenuti 36 anni fa. Le accusatrici, ormai quarantenni, hanno riconosciuto l'uomo in una foto sul giornale: si trattava del babysitter che le aveva accudite quando avevano meno di dieci anni. Secondo la loro storia, Greig le avrebbe violentate nella loro casa dopo il bagno. Naturalmente, il poliziotto non ha potuto portare alibi per difendersi: dopo 36 anni, ricordava solo di aver fatto loro da babysitter in due occasioni. Ha solo avuto la possibilità di negare quelle accuse con la propria parola. Non c'era altro: l'avvocato della difesa Tommy Ross ha rimarcato il fatto che non esistevano prove mediche e scientifiche dei presunti stupri. Era la parola delle due donne contro quella dell'agente. Ma proprio per questo, per il fatto che non era stato possibile, dopo 36 anni, portare controprove a difesa dell'indagato, che Paul Greig è stato condannato. Conosceremo il verdetto in data 10 Agosto: intanto, l'uomo è stato messo in custodia e il suo nome iscritto nel registro dei sex offenders. La figlia è scoppiata in lacrime «Dad, Dad, Dad. Oh My God». E tutto grazie all'inversione dell'onere della prova voluto dal femminismo.

In effetti, è proprio la volontà di punire il maschio che è stata alla base della concezione dei reati di violenza sessuale e pedofilia. L'istituto della presunzione di colpevolezza si è reso necessario per consentire anche a chi non viene realmente abusata di partecipare a questa gigantesca, enorme farsa. Dare l'opportunità a tutte le donne di poter scegliere le proprie vittime da calunniare in libertà è una delle grandi conquiste del femminismo: l'unico vincolo è non essere così cretine da rendere versioni contraddittorie alla polizia, altrimenti diventa duro nascondere l'impostazione marcatamente vaginocentrista della magistratura (il caso di Carlo Parlanti è un'eccezione "positiva" a questa regola). Di rado l'accusato riesce a portare controprove a suo favore, soprattutto quando la calunniatrice ha l'arguzia di ritardare la denuncia: si veda qui per ulteriori dettagli. E da questo discende il terzo aspetto della vicenda: la volontà da parte di un'oligarchia di mettere in atto il tanto ambito progetto di ingegneria sociale per cui gli uomini se ne stanno in carcere mentre le donne, finalmente realizzate per aver sconfitto il loro acerrimo rivale, quel rivale colpevole di non essere riuscito a soddisfare i loro più intimi desideri, fanno da carceriere.

Collegamenti esterni

sabato 2 luglio 2011

Fa arrestare due uomini con una falsa accusa di stupro, libera su cauzione

28 giugno 2011, Norwalk (Connecticut) — Una donna che ha accusato due uomini di averla stuprata in aprile è stata arrestata lunedì notte per aver fornito false dichiarazioni alla polizia. Brittany Reith, di 20 anni, è già stata rilasciata dopo aver pagato una cauzione di 5mila dollari.

Le accuse contro Joseph Gay e suo cugino, Anthony Lee, sono state stralciate sei settimane dopo la denuncia, quando la polizia ha trovato una registrazione di sorveglianza in cui Reith, il giorno stesso in cui ha dichiarato di essere stata rapita e sessualmente abusata, pranzava tranquillamente con uno dei due. La ragazza aveva affermato che la mattina del 7 aprile era riuscita a fuggire da un appartamento in cui sarebbe stata violentata nella notte da Gay e Lee, entrambi di 30 anni.

I due uomini sono stati trovati addormentati nell'appartamento quando sono stati arrestati; sono rimasti in detenzione con cauzioni elevate.

«Non c'era alcun indizio di costrizione o altre evidenze che normalmente accompagnano un'accusa di stupro» ha dichiarato il Procuratore che si occupava dell'inchiesta al giudice Bruce Hudock prima di archiviare la posizione dei presunti violentatori. Inoltre, un tassista che ha trasportato Gay e Reith dal ristorante in cui si sono incontrati verso Bridgeport nell'intervallo di tempo in cui la 20enne ha denunciato di essere stata trattenuta da Gay e Lee con la minaccia di una pistola, ha testimoniato che durante il viaggio i due parlavano e scherzavano. Infine, gli investigatori hanno accertato che Lee si trovava al lavoro nel periodo successivo a quello in cui Reith ha dichiarato di essere stata rapita.

Note

  • Questo testo è rilasciato nei termini della licenza CC BY-SA 3.0 compatibile con Wikipedia

mercoledì 29 giugno 2011

Rinviata a giudizio Clauda Pistone, l'assassina dei genitori ricoverata alle Vallette

28 giugno 2011, Torino — È stata rinviata a giudizio Claudia Pistone, la 38enne che la notte di capodanno uccise i genitori a Carmagnola, in provincia di Torino. I due sono morti a causa del veleno somministrato loro dalla figlia; l'assassina ha anche narcotizzato i coniugi e infierito sui corpi addormentati con un coltello da 27 cm e una mannaia (ritrovati sul luogo del delitto), probabilmente per simulare un omicidio compiuto da qualcun altro. Claudia Pistone aveva infatti cercato di depistare le indagini simulando l'intrusione in casa di qualcuno, ma gli investigatori hanno scoperto l'inganno tanto da indurla a confessare. «Li ho uccisi perché mi controllavano troppo ed ero stanca di questa vita» ha detto al giudice per le indagini preliminari che ha disposto per lei il ricovero in clinica psichiatrica, dove si trova da quando è stata arrestata il primo di gennaio. La Pistone era in cura da quando aveva narcotizzato il marito colpendolo poi alla testa. Le modalità con cui è avvenuto il delitto e il tentativo di depistaggio hanno tuttavia indotto i PM a ritenere che la donna fosse in grado di intendere e di volere al momento dell'assassinio. Si legga anche la storia di Julien Monnet, il francese che nel 2008 in un raptus sbatté la testa della figlia piccola sull'Altare della Patria a Roma: nonostante l'uomo fosse in cura psichiatrica come la Pistone, per lui è stata disposta la custodia in carcere a Regina Coeli, peraltro in regime di isolamento.

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giovedì 23 giugno 2011

Le donne che abusano sessualmente dei bambini? Non si parla di pedofilia, ma di atti incestuosi

16 giugno 2011, Svizzera — Fa parte del politically correct. Quando ci sono di mezzo le donne, è necessario moderare i termini. E pure le azioni penali.

Il Tribunale Federale della Repubblica Elvetica ha condannato una donna a 9 mesi di carcere, naturalmente con pena sospesa, per atti incestuosi nei confronti del figlio. Non per pedofilia. Cos'è accaduto? In sostanza, quando il figlio di 7 anni aveva bisogno di essere consolato, lei gli permetteva di attaccarsi al seno, e nel contempo lo massaggiava su tutto il corpo, organi genitali compresi. E pensare che se un uomo avesse compiuto una cosa del genere su una donna adulta si sarebbe preso minimo 3 anni per molestie. In effetti, la tendenza è quella di criminalizzare sempre e comunque il genere maschile o comunque di sminuire il danno subito dalle vittime della violenza femminile, come testimoniato ad esempio da alcuni commenti che abbiamo reperito su Facebook


la notizia in oggetto riguarda una professoressa di 30 anni che avrebbe intrattenuto rapporti di natura sessuale con un suo allievo di 10; la donna è stata condannata a 4 anni, cioè giusto giusto l'ammontare massimo che permette di scontarseli tranquillamente a casa. Nello screenshot potete osservare, oltre alla risposta del maschiopentito di turno a caccia di attenzioni, come una certa Claudia Lauri riesca ad esprimere con una insospettabile efficacia il femminista pensiero secondo cui i maschi sono porci e criminali sin dall'infanzia:
ma i maschi son talmente porci che a 10 anni ci provan già loro con l'insegnante e se la violentano anche, scusate eh ma son incazzata stasera
Ieri intanto si è svolto il dibattimento in cui i periti che si occupavano di diagnosticare i danni subiti dai bambini maltrattati all'asilo Cip Ciop di Pistoia hanno presentato il proprio resoconto. Su 15 bambini che hanno riportato lesioni psicologiche gravi, 2 ne presenterebbero di gravissime: il dato è stato riportato dalla stampa locale. Il caso, come ricorderete, era scoppiato nel 2009. I genitori di una bambina avevano rilevato che la loro figlia era solita chiudere a chiave le bambole nel suo armadio; incalzata dalle loro domande, la piccola aveva risposto che le maestre lo facevano con lei. Un papà invece ha raccontato che la sua bambina non riusciva più a mangiare e che piangeva solo nel vedere un piatto; il sintomo che qualcosa non andava era poi stato confermato quando la bambina ha cominciato a fare dei gesti come per difendersi da percosse, improvvisamente e ingiustificatamente. Le maestre, Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, che si sono rese responsabili dei maltrattamenti, ricordiamolo, sono al momento tranquillamente in libertà. All'epoca della concessione dei domiciliari (in carcere ci sono rimaste qualche mese, e con elevata probabilità non ci rimetteranno piede) le signorine hanno ricevuto attestati di solidarietà sul web (http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/05/27/molotov-alle-maestre/) quando qualcuno ha gettato contro la porta di una delle due una bomba molotov
Le molotov alle maestre sono un fatto grave paragonabile solo a quello che è successo ai rom di ponticelli o agli attacchi omofobi, transofobi e lesbofobi di cui si sente spesso parlare.

È evidentemente passata l’idea, grazie alla stampa e ad una campagna mediatica misogina e sessista, che le donne siano streghe e che contro di loro non vale la stessa forma di giustizia che vale per gli "uomini" rei di delitti di ogni genere. Per le donne c’è il linciaggio, c’è l’odio allo stato puro, c’è il rogo in pubblica piazza.
e ancora (http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/11/12/pedagogia-mediatica-fascista-descrivere-le-donne-come-inaffidabili/, se ne parlava anche qui)
Non è il primo e non è neanche l’ultimo. Il solito video messo in rete a dimostrare la crudeltà delle insegnanti, naturalmente donne, così come altri che parlavano di badanti, ricordate?

Le insegnanti di Pistoia hanno ricevuto una molotov. La questione non suscitò grandi problemi perché la tendenza in Italia è di una demonizzazione mediaticamente istigata che impedisce alle donne, in quanto donne, il diritto ad una difesa, alla privacy, al segreto istruttorio.

Sarebbe meno ipocrita gettarle in mano alla folla, per un linciaggio con rogo finale, perché il clima è da caccia alle streghe.

Succede di nuovo, con un video in cui si vede ben poco in verità, a Torino. E le maestre sono state ancora minacciate di morte, perché l’istigazione all’odio legittima chiunque a sfogare la propria misoginia sulla prima donna utile.

Lo stesso trattamento non è riservato ai pedofili, beccati a scuola a fare cose atroci sui bambini e poi perfino condannati. E sono gli stessi che possibilmente alimentano misoginia perché per i falsabusisti l’unica verità che deve passare è che le donne sono cattive invece gli uomini denunciati per violenze, maltrattamenti, abusi sui minori sono tutti dei santi.

[...]

Quanto c’è di etico nell’istigare la violenza contro donne sotto processo? Quanto c’è di etico e di moralmente accettabile nel fatto che in tutte le vicende che riguardano donne i media arrivino ad una conclusione prima ancora del processo?
il sito in questione è il medesimo in cui si invoca l'ergastolo senza processo a chi viene arrestato per stupro e pedofilia, che nega la sindrome di alienazione genitoriale e che pubblica post del genere


negli articoli di cui stiamo parlando, si vuole evidentemente convincere il lettore che nei media le donne sono trattate come streghe mentre gli uomini accusati dei più turpi reati vengono giustificati. Noi non sappiamo a che genere di fonti di informazione le autrici di questo blog facciano riferimento; a noi ci risulta però, e questo al contrario dei loro deliri (non sappiamo come altro definirli, menzogne è troppo riduttivo) è un fatto, che gli uomini imputati di violenza sessuale o anche solo di maltrattamenti non vengono ammessi agli arresti domiciliari o addirittura liberati dopo due o tre mesi, ma rimangono in carcere per anni in attesa di processo, per restarci ancora almeno qualche lustro a sentenza conclusa. In quel caso, è difficile che qualcuno tiri loro delle molotov. Più probabile che vengano sodomizzati e gambizzati dagli altri detenuti, ma queste notizie sui quotidiani non ci finiscono.

sabato 18 giugno 2011

Le trovano addosso la droga e i proventi dello spaccio, ma in carcere ci finisce solo il marito

Catania, 14 giugno 2011 — Trovano la droga e i proventi dello spaccio, 540 euro in contanti, addosso a lei, ma in carcere ci finisce solamente il marito. Alla donna, come al solito, sono stati concessi gli arresti domiciliari. A Genova invece un giudice ha rimesso in totale libertà una spacciatrice a cui le forze dell'ordine avevano trovato 500 grammi di hashish. Come ha fatto a cavarsela? Semplicemente dichiarando che la droga era per uso personale. Il pubblico ministero, come per tutti i commercianti di stupefacenti, aveva chiesto la custodia in carcere. Ora probabilmente la 40enne starà comodamente spacciando le dosi acquistate, forte del fatto che non può essere arrestata per il medesimo reato. Complimenti al giudice.

A Vicenza, il 13 giugno, fratello e sorella sono stati giudicati dal GIP dopo essere stati trovati in possesso di 3 chili di hashish. Si tratta di Simone e Marianna Bresolin, rispettivamente di 33 e 30 anni. I due erano stati fermati in auto per un controllo; non essendo riusciti a nascondere la tensione, i poliziotti hanno deciso di perquisire il veicolo, rinvenendo così la droga. Dopo l'interrogatorio di garanzia, l'uomo è stato messo in carcere, mentre alla donna è stato concesso l'obbligo di dimora.

Il 12 giugno, a Potenza due fidanzati sono stati arrestati dopo che i militari dell'Arma hanno confrontato alcune immagini riprese da un dispositivo di sorveglianza con i profili che i malviventi avevano messo su un social network. I ragazzi avevano rapinato un supermercato e minacciato un dipendente con un coltello: è in quell'occasione che sono stati immortalati. Per entrambi, è scattata l'accusa di rapina in concorso aggravata dall'uso di armi: lui è finito in carcere, lei ai domiciliari.

Per finire la carrellata di vaginate, segnaliamo un arresto avvenuto a Forlì in data 4 giugno: una domenicana trasportava droga dal suo paese verso l'Italia, ma è stata solo denunciata. In compenso, in carcere ci è finito il fidanzato, perché addosso alla compagna i Carabinieri hanno trovato tre dosi di eroina.

martedì 31 maggio 2011

I travagli del maschiopentito. Cose importanti da sapere

I maschiopentiti, pentiti di essere quel che sono, nati con un difetto tra le gambe da correggere, cresciuti con una colpa nella testa da espiare — Da Metromaschile
Vi vogliamo parlare di una vicenda alquanto curiosa. Un attivista del collettivo femminista dell'Università della California, tale Jesse Cheng, è stato arrestato lo scorso novembre per aver molestato sessualmente la sua ex-ragazza. Come spesso avviene, l'ufficio della Procura ha successivamente ritirato le accuse a suo carico; insomma, l'ennesima calunnia. Diversa è stata la reazione della associazione di cui Cheng fa parte: essendo stato incolpato di violenza da una donna, e visto che la parola della donna nell'ottica estremista di queste frange conta più delle decisioni dei magistrati, questo tizio è da considerarsi uno stupratore e deve quindi essere estromesso dal collettivo. Ma Cheng non ci sta, e adesso tenta a tutti i costi di riguadagnarsi la simpatia delle sue amichette. Gettando nella tazza del cesso quel briciolo di dignità che forse gli era rimasta, incapace di reagire all'umiliazione subita e alla consapevolezza di una reputazione rovinata per sempre, questo minuscolo essere preferisce aggrapparsi alle sottane delle femministe dichiarando sì di riconoscere «i propri privilegi di uomo [quelli che le femministe gli hanno fatto credere di avere ma che purtroppo non l'hanno salvato da un arresto preventivo, da una perquisizione corporale e da qualche mese di galera come conseguenza dei capricci della vagina di turno ndr] e che la violenza di genere sia un enorme problema» ma anche di essere «innocente». E noi ci crediamo, eccome se ci crediamo, ma pensiamo anche che tutto sommato a questo esemplare di maschiopentito la lezione non sia servita; probabilmente avrebbe dovuto soffrire di più, magari farsi 30 anni di carcere prima di essere scagionato dal test del DNA, come del resto è capitato a moltissime persone negli Stati Uniti. E allora forse, e diciamo forse, questa creatura si sarebbe finalmente redenta. Ma chi è (o meglio, cosa è, visto che non ci sentiamo di definirlo un appartenente alla razza umana in senso stretto) il maschiopentito?

Il termine di per sé è chiarificatore, ed evidenzia la tendenza di questo genere di individui ad accollarsi la colpa di chissà quali mostruosi crimini perpetrati dal proprio genere nei confronti di quello femminile. Crimini ovviamente immaginari, ma sulla cui esistenza il maschiopentito sbraita in continuazione (accordandosi perfettamente alle urla isteriche delle femministe) allo scopo di poter sostenere ideologicamente la sua attività di corteggiamento consistente nel prendere le difese del gentil sesso, presentandosi in tale maniera come una sorta di improbabile "campione" o "eroe" romantico in lotta contro le forze del male che minacciano l'incolumità della "principessa" su cui ha posato gli occhi. Si tratta di una maniera di discostarsi da quello stereotipo di macho aggressivo teorizzato dalla fervida immaginazione delle nostre sorelline, di un pretesto per atteggiarsi ad essere superiore, quando in realtà sa benissimo di essere solo un pezzente fallito e impotente; per attirare le attenzioni delle sue desiderate, inconsapevole che in realtà queste ultime (e non solo loro in effetti) si fanno grasse risate alle sue spalle.

Il maschiopentito ha come esigenza primaria quella di dimostrare a sé stesso, prima che alle vagine cui sbava dietro, di essere forte, di saper proteggere la donna da quell'ipotetico nemico (il maschio femminicida) teorizzato dalle viscere nazifemministe: è l'esistenza di questo "nemico" del resto che sta alla base della propaganda maschiopentitista. Se venisse a crollare questo mito, il maschiopentito non avrebbe più ragione di essere, perché verrebbe a mancare l'elemento malefico contro cui combattere: è proprio per tale motivo che simili elementi tendono ad associarsi alla sorellanza nelle campagne di criminalizzazione del maschio.

Il maschiopentito è un individuo che con il suo comportamento è seriamente convinto di fare colpo sulle donzelle dalle cui labbra pende: è uno che ragiona con l'uccello, un essere psichicamente fragile e mentalmente inferiore che si lascia abbindolare dal vittimismo falso e subdolo delle sue dominatrix non accorgendosi, immerso com'è nella sua furia ormonale, di quanto esse stiano giorno per giorno acquistando sempre più potere, sempre più privilegi ai danni degli uomini. Fregandosene altamente di quelli che ambirebbero ad una autentica parità tra i sessi e non ad essere sottomessi come piace a loro. Si, perché è dalla sottomissione che essi traggono piacere. Non è un caso che al giorno d'oggi si stiano diffondendo diverse pratiche sessuali che spaziano dal trampling o dal face sitting sino all'umiliazione BDSM del tipo schiavo-padrona: tutte attività in cui il maschiopentito si cimenta, o vorrebbe cimentarsi, con le sue mistress preferite, onde poter soddisfare le sue esigenze sessuali da slave.

Fonte: The False Rape Society

domenica 20 marzo 2011

Accusa falsamente il partner di averla accoltellata e lo fa arrestare. Non sconterà un giorno di carcere

Broken Hill (Australia), 17 marzo 2011 — Una donna, Liza Hurley, è stata condannata a 8 mesi di carcere con pena sospesa (dunque, in ottemperanza all'universale filosofia del vagina pass, non sconterà un solo giorno) per aver falsamente accusato il suo partner di averla accoltellata. I fatti risalgono al 1999: l'australiana ha dichiarato alla polizia di essere stata aggredita dal suo convivente con un pugnale, e che lui insieme ad altri tre uomini progettavano di invadere la sua abitazione. Sono stati tutti arrestati e incarcerati sulla parola, e scagionati solo quando la calunniatrice ha deciso di ritirare le accuse.

Noi ci chiediamo come sia possibile che la giustizia garantisca l'impunità alle criminali evitando loro la galera e metta invece nelle carceri uomini innocenti.

venerdì 18 marzo 2011

Quando per tentato omicidio aggravato, porto e detenzione illegale di armi e lesioni personali non si va in carcere

Questo è possibile solo per le donne. Avete mai sentito di un uomo colpevole di tentato omicidio messo agli arresti domiciliari? Noi no. La gravità del reato infatti implica necessariamente la custodia in carcere: ecco un esempio recente e un altro meno recente, entrambi riguardanti uomini accusati di tentato omicidio per i quali è appunto stata confermata la custodia in carcere.

Una cittadina rumena, residente a Palma di Montechiaro (Agrigento), ha pugnalato il suo convivente rischiando di ucciderlo. La 31enne deve rispondere di reati molto gravi, ma nonostante questo è stata posta al regime degli arresti domiciliari. A far scattare la violenza della donna, una lite aggravata dall'abuso di sostanze alcoliche: Ilfana Solescu, per cause ancora da chiarire, ha afferrato un grosso coltello da cucina e, con un preciso fendente, ha accoltellato il compagno alla gola. I carabinieri, allertati da un vicino che ha dichiarato di aver sentito delle urla da un'abitazione attigua, facendo irruzione nel domicilio della Solescu hanno ritrovato Petro Poenaro, 33 anni, riverso a terra: l'uomo è stato trasportato presso l'ospedale di San Giacomo d’Altopasso di Licata.

Pare comunque che la tendenza di non assegnare il carcere alle donne anche in presenza di condotte criminose molto gravi sia profondamente radicata nella magistratura: un esempio è quello di Federica Bellone, committente di un tentato omicidio alla quale, nonostante il tentativo non riuscito di scappare all'estero rendesse oggettivamente sussistente il pericolo di fuga e quindi obbligatoria la custodia in carcere, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Stessa misura è stata presa per l'esecutrice materiale, anch'essa donna. A questo lassismo nei confronti degli esponenti del genere femminile fa da contraltare una spiccata cultura ipergiustizialista a danno degli uomini, che sempre più spesso vengono puniti con il carcere cautelare ogni qualvolta il magistrato femminista di turno ravvisi anche il minimo indizio di colpevolezza, o più semplicemente (in totale assenza di prove) "abbia voglia" di comminare simili misure restrittive. Per approfondimenti, rimandiamo all'ampia letteratura sui siti False accuse e Falsi abusi.

Fonti